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Abituati come spesso siamo in questi tempi moderni a una fruizione “mordi e fuggi” della fotografia che scompare in un pugno “like” quotidiani sul social network di turno, si può impiegare una manciata di secondi per criticare il lavoro di Oreste Pipolo e bollarlo come “fuori moda” o “kitsch”.
Se invece lo si osserva con la sensibilità che dovrebbe contraddistinguere l’individuo che si approccia alla fotografia e la sceglie come suo personale linguaggio di espressione artistica, si impiega la stessa manciata di secondi per comprendere di essere davanti a un pezzo di storia italiana che merita di essere conosciuta, compresa e divulgata.
Oreste Pipolo è stato a Napoli il 30 giugno 1949 ha vissuto e lavorato a Napoli ed è morto a Napoli il 15 febbraio 2015.

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Oreste Pipolo è stato il fotografo di Napoli, dei napoletani e delle spose napoletane.
Quando ha iniziato la sua carriera la fotografia di matrimoni era ritenuta una fotografia sterile, una roba di serie B; grazie a lui questo genere fotografico si è imposto nel panorama artistico acquisendo l’importanza che ha da sempre meritato, facendoemergere e diffondere un stile inconfondibile che mai tramonterà.
È con l’occhio dell’antropologo e dello storico che bisogna avvicinarsi a Oreste Pipolo.
Il matrimonio napoletano infatti, è diverso da quello delle altre città italiane: la teatralità e il desiderio di apparire ne rappresentano il fulcro.
In un’intervista dichiarò: “Il matrimonio a Napoli l’ho sempre vissuto in modo molto teatrale nel significato della parola stessa. La teatralità c’è perché, in generale da noi, si è abituati alla fotografia dell’apparire. Quando si riesce a non far vedere la sbadataggine che ci può essere dietro una famiglia già quella è teatralità. Questo accade principalmente a Napoli, che io ritengo la capitale del matrimonio.”
Questa ricerca di teatralità è perfettamente rappresentata nel documentario realizzato dal regista Matteo Garrone nel 1998“Oreste Pipolo- fotografo di matrimoni” che ha poi ispirato Marco Bellocchio nel film del 2006 “Il regista di matrimoni”che vede nei panni del protagonista l’attore Sergio Castellitto.

La fotografia di Pipolo racconta attraverso le immagini uno spaccato della società napoletana con la sua cultura del matrimonio, la storia di tante famiglie che risparmiamo una vita intera per mettere in scena lo spettacolo del giorno del matrimonio.
L’obiettivo è quello di rappresentare nella realtà attraverso i colori, pose, oggetti, un’idea tramandata di generazione in generazione.

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Per un giorno la sposa diventa una modella, un personaggio di un quadro rinascimentale, lo sposo un potente boss e insieme si ritrovano a scambiarsi un bacio circondati da centurioni romani.
Tante coppie si sono rivolte a lui negli anni con il solo desiderio di avere la sua firma sulle loro foto: Pipolo diventa sinonimo di qualità e successo al 100% e si sa, per la qualità bisogna pagare (profumatamente) e per le famiglie napoletane non c’era cosa migliore da fare che spendere per il giorno più importante della propria vita.
La genialità risiede proprio in questo suo riuscire a entrare nel profondo della cultura napoletana, scavare nelle radici di una città, nel dna dei suoi abitanti e raccontarla con la macchina fotografica.
Un’attitudine di non poca rilevanza per un “fotoamatore” come amava definirsi lui!

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