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Tony è un ragazzo siriano originario di Aleppo che ho incontrato lo scorso giugno in Grecia durante il mio viaggio per la Caritas Diocesana di Foligno.
L’ho conosciuto una sera a Atene nella casa di Neos Kosmos, social house che accoglie profughi siriani in fuga dalla guerra.
Dall’inizio della guerra in Siria quattro anni fa la Grecia per i rifugiati siriani è diventato uno dei corridoi per raggiungere l’Europa.

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Il percorso, estremamente pericoloso, passa per il Mar Egeo, dalla Turchia verso la Grecia. Come il mare che divide la Libia da Lampedusa, anche il mare tra la Repubblica ellenica e la Turchia è lo scenario di infinite tragedie.
Il Viaggio è cominciato quando suo padre ha deciso di vendere il negozio di famiglia per riuscire a mettere da parte un po’ di soldi per una nuova vita, un nuovo inizio. Partito da Aleppo ha viaggiato per 23 ore su di un autobus fino al Libano, dove i trafficanti lo hanno traghettato in Turchia.
Così è iniziata la sua traversata sui famosi “barconi” insieme ad altre 70 persone, viaggiando fino a Marmaris, dove chi proviene dalla Siria non ha bisogno di visto.

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Lì è rimasto 23 giorni ed ha raggiunto una delle isole greche, Simi, dove a conclusione di tre giorni, passati in una stazione di polizia, gli hanno consegnato dei documenti che lo obbligavano a lasciare la Grecia entro sei mesi. Ha viaggiato legalmente verso Atene ed è arrivato nella casa di Neos Kosmos.
Mentre mi racconta questa storia Tony non smette mai di sorridere, ritenendosi fortunato per essere sopravvissuto alternando pezzi della sua vita a canzoni italiane; molti siriani sono appassionati della lingua e della cultura italiana e non è strano ritrovarsi di notte a canticchiare le canzoni di Toto Cotugno!
Anche se sopravvivono ai pericoli di un tale viaggio è quasi impossibile che i siriani vengano riconosciuti come rifugiati politici in Grecia ed essi non vogliono rischiare di rimanere intrappolati in un paese che non può essere definito “sicuro” per i richiedenti asilo, sia per le carenze sistematiche dei suoi centri di accoglienza, sia per l’inadempienza in materia di protezione internazionale. Per questi motivi si sentono costretti a viaggiare illegalmente, affidandosi ai trafficanti.
Tony aveva lo sguardo stanco ma una grande voglia di vivere e realizzare i suoi sogni tra cui quello di diventare medico e l’unico modo per farlo era lasciare il prima possibile Atene.

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Ho vissuto con angoscia i suoi 8 tentativi di lasciare la città provando a partire da diverse parti della Grecia finchè alla vigilia delle elezioni greche è riuscito a compiere il primo passo verso una nuova vita.
Ora Tony vive in Belgio, ha ottenuto i documenti, si è ricongiunto alla sua famiglia e ai suoi amici, ha ripreso gli studi e sta costruendo una sua nuova quotidianità.
Scrivo queste righe nel giorno del suo compleanno, il primo festeggiato in Europa, per celebrare la vita di una persona eccezionale che mi ha insegnato tanto!
Tanti auguri Tony, ti voglio bene!

Testo di F. Boccabella e V. Chiocchi